Archivi giornalieri: 06/08/2014

“Scilla in passerella” leva gli ormeggi (nell’incantevole cornice di Chianalea)

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Una pedana sul mare. Perché occorre ricominciare a navigare, dove non c’è più terra in cui andare. Questa la suggestione che ha condotto nella serata d’apertura – al Bleu de Toi di Chianalea – l’equipaggio di Scilla in Passerella, rassegna culturale che fino al 14 agosto vedrà impegnati ventisette ospiti, tra scrittori, magistrati, giornalisti e protagonisti della politica per ripartire dalla rocca di Scilla e, come gli antichi pescatori sulla passerella del pescespada, andare oltre.
#CalabriaOLTRE non è solo l’hashtag lanciato dai direttori artistici della rassegna, Sabbiarossa Edizioni e Ossi di Seppia, cui l’organizzatrice Filodrammatica Scillese ha demandato la scelta dei contenuti che verranno declinati fino al 14 agosto. #CalabriaOLTRE è anche un contenitore, perché, come ha sottolineato Filippo Teramo, conduttore della serata, «per portare al largo la passerella serve un equipaggio coeso e numeroso». A organizzatori e direttori artistici si sono affiancati l’hotel Le Sirene, il Lido Francesco e il ristorante Bleu de Toi, che hanno messo a disposizione le location, i patrocinatori (Comune di Scilla e Provincia di Reggio Calabria) cha hanno aiutato nella logistica, i partner, che si sono imbarcati credendo nell’orizzonte #oltre: Scilla Eventi, Progetto 5, Radio Touring 104 e Gal Basso Tirreno.
Le note di Cilea, Bocelli e Dalla, magistralmente interpretate dalla soprano Eleonora Pisano (nella foto), hanno dato un valore aggiunto e una direzione alla partecipatissima presentazione in cui Marisa Larosa e Josephine Condemi hanno illustrato le tappe del percorso che partirà domani sera, giovedì 7 agosto, alle 21.30, in piazza San Rocco. «Vogliamo contaminarci e raccontare una Calabria diversa», ha spiegato Teramo. E così sarà, a partire dalla #CalabriaOLTRE i tribunali, serata in cui il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, sarà sollecitato dalle domande di Paola Bottero.
L’anteprima al Bleu de Toi ha raccontato una Calabria diversa che passa, come evidenziato dal presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte Giuseppe Bombino, «dal diventare da oggetto, soggetto di narrazione. L’Aspromonte è il suo mare, è contaminazione tra climi, popoli e culture e vuole narrarsi, dire la sua verità e raccontare la sua storia millenaria». Contaminazione, sinergia e impegno derivante dall’identità le parole chiavi di tutti gli interventi: se per Aldo Aldi, commissario del comune di Scilla «è necessario che i migliori non si sottraggano all’amministrazione della polis, della loro città, riscoprendo il senso di appartenenza». Per Eduardo Lamberti Castronuovo, assessore provinciale alla cultura e alla legalità «occorre un senso di pragmaticità che deriva dal conoscere ciò di cui si parla, quindi le proprie radici e la propria cultura, per poterla poi esportare». Per Antonio Alvaro, presidente Gal Batir, «qualcosa si sta muovendo, ma occorre mettersi a un tavolo con gli enti istituzionali per concretizzare sinergie proficue anche in relazione ai fondi europei Horizon 2020», mentre Nicodemo Vitetta, presidente della Pro Loco di Gioiosa Jonica, si è impegnato ad avviare un dialogo per far rinascere una Pro Loco sotto la rocca.
La passerella ormai è in mare, on e offline: il sito http://www.scillainpasserella.com contiene tutti i dettagli, i percorsi futuri e i dietro le quinte della rassegna, dalla mappa dei luoghi alla descrizione delle singole serate, con foto e biografia di ciascun ospite, passando per i videoracconti di quello che Scilla è stata e di ciò che può ritornare ad essere. L’hashtag #CalabriaOLTRE sta diventando «virale» in attesa della prossima tappa, giovedì 7 dalle ore 21.30 a Piazza San Rocco, dove ci si chiederà se esiste una #Calabriaoltre i tribunali, con Nicola Gratteri (procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria) intervistato da Paola Bottero (giornalista, scrittrice, editrice e conduttrice di «Ossi di Seppia») e, a seguire, Hantura in concerto.

Francesco Fiorentino, filosofo e storico della filosofia

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di Aldo A. Mola
 
Tra le città italiane, Catanzaro spicca per la memoria che ha conservato e conserva dei suoi maggiori esponenti culturali. È la prova di orgoglio di una Terra che si affermò negli studi molto prima di ottenere una sede universitaria. I suoi licei e istituti superiori, sin dal Settecento – proprio perché così lontani da Napoli, capitale intellettuale del Regno, o da Palermo, sede dell’antica gloriosa Università – già contavano su uomini di straordinaria erudizione, la cui intensità di pensiero era tanto più grande quanto più erano costretti a esercitarla in un circuito geograficamente ristretto.
Anche seminari, monasteri e curie diocesane si trasformavano in fucine d’ingegni, spesso destinati ad affermarsi ai ranghi più elevati della Chiesa.
Proprio da quell’humus di profonda cultura, negli stessi anni in cui il sacerdote Antonio Greco veniva eletto primo deputato di Catanzaro alla Camera del Regno, la nobile città calabrese espresse un filosofo che sembrò rinverdire la grande tradizione del cosentino  Bernardino Telesio e di Tommaso Campanella. Ci riferiamo a Francesco Fiorentino, al quale sono dedicate una via e la grande piazza non lontana dall’ombrosa villa Comunale, quasi un salotto all’aperto.
Nato a Sambiase (Lamezia Terme, CZ) nel 1834, Fiorentino si formò alla scuola del celebre Pasquale Galluppi e del francese Victor Cousin, che adattò il pensiero di Hegel, campione dell’idealismo tedesco, alla tradizione filosofica francese,  meno astratta e più attenta ai problemi della storia e della società politica. Profondo cultore dei classici, ma anche dei contemporanei che conosceva nelle lingue originali, Francesco Fiorentino s’entusiasmò da giovane per Vincenzo Gioberti, il teologo torinese che conciliava tradizione cattolica e spiriti liberali, sia sul piano teorico-filosofico sia su quello pratico, tanto da essere mandato in esilio perché sospettato di cospirazione contro l’assolutismo. Fiorentino intraprese anche studi sistematici del pensiero medioevale, con particolare attenzione per i mistici, a cominciare da San Bonaventura, maggiore esponente della tradizione filosofica francescana. Ad attrarre Fiorentino su sponde diverse fu la lotta per l’unificazione nazionale, che lo spinse a riflettere sugli ostacoli che la frenavano.
Come il conterraneo Francesco De Luca e molti altri democratici meridionali, egli si gettò allora a esaltare la figura di Giordano Bruno, arso vivo come eretico nel 1600, in realtà perché considerato pericoloso per il potere temporale dei papi. Balzando da un secolo all’altro negli studi, Fiorentino passò poi dai pensatori greci come Platone e Aristotele – ai quali dedicò un saggio nel 1864 – ai grandi filosofi tedeschi di fine Settecento, a cominciare da Kant, ch’egli fece conoscere in Italia, traducendone alcune opere. Nel 1880, Francesco Fiorentino pubblicò un manuale, «Elementi di filosofia», presto adottato nella maggior parte dei licei e delle università del regno.
Trent’anni dopo, e benché egli fosse morto da quasi un quarto di secolo (si spense infatti a Napoli nel 1884), quella stessa opera venne ripubblicata da Giovanni Gentile, che ne fece a lungo un vero e proprio classico per generazioni di studenti e studiosi.
Francesco Fiorentino si occupò di filosofi dei secoli più diversi, ognuno dei quali presupponeva approfondimenti che da solo egli non potè portare al limite della perfezione, tanto da essere giudicato dispersivo, se non proprio disordinato.
Egli però non voleva affatto essere lo specialista di un periodo o di un filosofo piuttosto che di altri. Sapeva che per l’Italia, dopo l’Unità, il vero problema era di riprendere contatto con il pensiero universale, senza censure e senza limitazioni. Non si trattava di formare un piccolo nucleo di addetti ai lavori, un cenacolo di specialisti: era urgente voltare pagina in generale, facendo capire ai giovani quanto fosse vasto il patrimonio intellettuale accumulato nei secoli, far percepire che, al di là degli steccati tradizionali, v’erano anche le filosofie e le religioni extraeuropee, la sapienza presocratica, le «civiltà orientali».
Ancora nel 1924 – quarant’anni dopo la morte del suo autore – il «Manuale di storia della filosofia ad uso dei licei», di Francesco Fiorentino, adattato nel 1911 dalla figlia Luisa, venne rimesso a nuovo da Armando Carlini e, in tale veste, rimase in uso sin dopo la seconda guerra mondiale. Insomma, il filosofo catanzarese non fu un genio originale, non ideò alcun sistema personale e non pretese di creare nulla di veramente nuovo. Tuttavia egli ebbe un merito anche maggiore: per quasi cento anni offrì ai giovani un quadro sintetico, chiaro, equilibrato e onesto dei diversi pensatori o sistemi susseguitisi nel tempo.
Da questo punto di vista Fiorentino non fu troppo diverso da uno dei politici di maggiore spicco del Catanzarese, l’avvocato Bruno Chimirri (Serra San Bruno 1842 – Amato 1917), che si affermò quale economista e dedicò le sue energie a grandi opere di bonifica non solo nel Mezzogiorno ma anche nell’Agro Pontino. Asceso a ministro dell’Agricoltura con Giovanni Giolitti, anche Chimirri non inseguì l’affermazione di progetti personali, di sogni individuali, puntò a mettere a frutto le cognizioni accumulate in decenni di buona amministrazione per «portare a casa» gli accordi più vantaggiosi, soprattutto con la Germania e l’Austria che taluni suoi contemporanei consideravano «nemico storico» dell’Italia in seguito alle guerre risorgimentali.
Con severo senso dei bisogni più urgenti del Paese, Chimirri si premurò di combattere la povertà e spianare la via al benessere. In questa linea nel 1906 fu lui a varare la «legge per la Calabria», che fu, con quella per la Basilicata, voluta dallo stesso presidente del Consiglio, il bresciano Giuseppe Zanardelli, il primo provvedimento organico dello Stato a favore di una regione del Mezzogiorno.
Aldo A. Mola
http://www.laltracalabria.it