Archivio mensile:luglio 2017

Calcio ⚽ Serie A 2017-18

Il calendario del Campionato di Calcio • SerieA 2017/18 • Clicca qui per scaricare il formato Digital > https://drive.google.com/file/d/0B5h6444q85ukZDYzYm1BOUZxOUk/view?usp=drivesdk

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Capo Vaticano, il Premio del Capo 2017 a Gratteri, Mieli e Mollo

Ricadi (Vibo Valentia) • Nell’ambito degli eventi culturali Estate a Casa Berto, che ogni anno si svolgono nell’incantevole scenario di Capo Vaticano, sul Tirreno vibonese (per onorare la memoria dello scrittore veneto Giuseppe Berto) verrà assegnata, lunedì 31 luglio, la 1ª edizione  del Premio del Capo, un riconoscimento ideato dall’imprenditore Nuccio Caffo (ceo del Gruppo Caffo 1915Distilleria Liquori) in collaborazione con l’Associazione Casa Berto, presieduta  dalla figlia dello scrittore, Antonia, e da Jo Lattari e Marco Mottolese.
I premiati di quest’anno sono il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, il giornalista e scrittore Paolo Mieli e il regista e sceneggiatore reggino Fabio Mollo.

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Gagliato, quando un vico si trasforma in… “red carpet”

Catanzaro. A vederla così, quella piccola scalinata comunale di Gagliato, ubicata in un vico della centralissima via Roma, di primo acchito verrebbe fatto di pensare (simpaticamente) a un… red carpet, solitamente riservato ai personaggi del Cinema per le loro passerelle. E invece no, niente di tutto questo. Quella sorta di tappeto rosso (che si vede nella foto) è soltanto frutto di un’idea – definitela pure “bizzarra” – di un privato cittadino, un italo-canadese, Franco Zangari, che – stanco di vedere quotidianamente (di fronte alla propria abitazione) quel vico malridotto e di sentirsi dire dal Comune che non ci sono fondi per eseguire dei lavori – ha deciso, di punto in bianco, di farlo sistemare  a proprie spese: dapprima con una spianata di cemento e poi con una rifinitura di plastico rosso. Una trovata piuttosto curiosa. (ViP)

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Gianluca Callipo alla guida dell’Anci Calabria

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Gianluca Callipo, giovane sindaco Pd di Pizzo (Vibo Valentia) è il nuovo presidente dell’Anci Calabria. Il suo primo obiettivo sarà quello di fare rete tra gli amministratori locali.
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La Ceceide

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La Ceceide di Vincenzo Ammirà (a cura del giornalista e scrittore Vincenzo Pitaro). Il più famoso poema erotico della Letteratura dialettale calabrese che Ammirà compose in una sola nottata nel 1848, esaltando l’enorme vulva di Cecia, meretrice generosissima, «amata da nobili e popolani» e da uomini di lettere, come è anche detto in una quartina in cui si tira in ballo nientemeno che il noto filosofo Pasquale Galluppi. «La Ceceide» resta dunque un classico; un’esaltazione dei sensi che non trova riscontro nella letteratura di ogni tempo.
• L’Autore, oltre che un eccellente poeta, fu professore di latino e greco. Nacque a Monteleone di Calabria, oggi Vibo Valentia, il 2 dicembre 1821 e ivi morì il 5 febbraio del 1898.
Dopo aver dato alle stampe questa opera erotica venne espulso da tutte le scuole del Regno. «Per aver scritto cose contro il buon costume». Questa, almeno, fu la motivazione ufficiale. Ma non è da escludere che, a determinare un provvedimento del genere, furono – più che altro – gli ideali liberali che liberamente professava da tempo. Nel 1860, fra l’altro, combatté a fianco di Giuseppe Garibaldi, a Soveria Mannelli, quando i Mille risalendo a tappe il territorio calabrese, dopo aver superato ogni ostacolo nella marcia verso Napoli per incontrare il re Vittorio Emanuele II, raggiunto il Comune del Catanzarese, ai piedi del Reventino, riuscirono a disarmare dodicimila soldati borbonici.
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Wolf, la Calabria e l’Odissea di Omero

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A distanza di circa due lustri dall’ultima ristampa in lingua tedesca, ha finalmente visto la luce – grazie a Local Genius,  giornale delle Identità Territoriali – anche l’attesa edizione in italiano del prezioso lavoro di ricerca sulla localizzazione dell’Odissea di Omero, condotto  per più di quarant’anni dall’illustre storico tedesco Armin Wolf.  L’opera, di grandissimo spessore – accolta con molto entusiasmo da studiosi e appassionati di tutto il mondo – pone al centro del suo interesse la Calabria (in particolar modo l’Istmo di Catanzaro e il territorio di Tiriolo), nonché la Sicilia, lo Stretto di Messina, tra Scilla e Cariddi, le Eolie e l’isola Malta. Insomma, tutta la parte centrale e occidentale del Mediterraneo che interessò Ulisse durante il suo viaggio di ritorno verso Itaca.
Una straordinaria ricerca, questa dello storico tedesco Wolf, che rivoluziona appieno l’approccio con l’Odissea, riportandola a ciò che realmente è: un vero e proprio testo di storia, elaborato in versi, piuttosto che una «semplice», per quanto sublime, opera poetica. Sicché, l’Odissea di Omero (concepita nel VIII secolo a. C.) diventa – grazie a una serie di geniali intuizioni, confortate da ricerche approfondite e dall’analisi di innumerevoli fonti – il primo documento storico, frutto di un viaggio reale, puntualmente raccontato. «Ulisse, fiaccato dalla perigliosa e lunghissima navigazione nel disperato ma tenace intento di rientrare in patria dopo aver combattuto a Troia, naufraga nel Golfo di Lamezia Terme, alla foce del fiume Amato. Lì, soccorso da Nausicaa, raggiunge a piedi la reggia dei Feaci, nel territorio di Tiriolo, da dove si possono osservare i due mari (lo Ionio e il Tirreno) e i due porti. Racconta le sue epiche peripezie a re Alcinoo che lo aiuta, fornendogli un’imbarcazione».
L’illustre storico tedesco Wolf nel suo volume, dunque, risolve così – individuando nell’Istmo di Catanzaro il luogo strategico dell’Odissea – una questione rimasta «appesa» per secoli. Come aveva fatto il figlio di #Laerte a ripartire in nave verso Itaca senza riattraversare lo Stretto di Messina? Ulisse – spiega il prof. Wolf – passa dalla costa tirrenica a quella ionica, percorrendo a piedi, in due distinte tappe, l’Istmo di Catanzaro, lungo all’incirca 30 chilometri. L’eroe omerico salpa dalla foce del Corace, nel Golfo di Squillace, dove giunge a piedi partendo da Tiriolo, e con un’ormai sicura navigazione di cabotaggio raggiunge finalmente Penelope e Telemaco. L’Istmo di Catanzaro è la Terra dei Feaci, ricca, ospitale e civile, con un’agricoltura fiorente, memoria degli evoluti popoli pre-ellenici che abitarono la Calabria; lo Stretto di Messina con i suoi «miti» conserva il racconto di un devastante terremoto-tsunami; la Sicilia e le Isole Eolie, così come l’antica Calabria, ritrovano una centralità storica che può essere posta a fondamento di una rinascita economico-sociale basata sulla massima valorizzazione delle risorse culturali, archeologiche, ambientali, turistiche. Secondo Wolf , l’Odissea di Omero «introduce» quella che, da lì a breve, diventerà la gloriosa stagione della Magna Græcia, con l’arrivo stabile dei coloni ellenici.
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Armin Wolf – «Ulisse in Italia. Sicilia e Calabria negli occhi di Omero. Da poesia a documento storico: una  nuova lettura dell’Odissea», pp. 460, € 10.00, Editore Local Genius